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L’arciprete e il cavaliere

13,00

Autore: Federico Bozzini
Collana: Il Rosone (narrativa italiana)
Formato: 14×22
Pagine: 240
ISBN 9788886496971

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Categorie: , Product ID: 685

Descrizione

Federico Bozzini, storico e narratore veronese prematuramente scomparso, nel 1985 dà alle stampe un volume prezioso, L’arciprete e il cavaliere, affascinante fin dal titolo, per le Edizioni Lavoro. Il libro, che Santi Quaranta qui ripropone, è pacato ma lascia filtrare una sorridente ironia; non è aggressivo, non è sciovinista. Si sviluppa attraverso un’armoniosa struttura, scandagliando con realismo e onestà gli avvenimenti risorgimentali che sconvolsero il Veneto nell’ottobre del 1866, dopo la terza guerra d’indipendenza combattuta dai piemontesi contro gli austriaci. Bozzini parte dal microcosmo di Cerea per una lezione storiografica acuta e pertinente che vale per tutto il Veneto. A confrontarsi, nella cittadina della Bassa Veronese, sono mons. Luigi Bennassuti, arciprete e dantista, amato dalla popolazione bracciantile delle Valli, e Giuseppe Morgante, il cavaliere, il notabile, l’esponente della classe «intelligente e patriottica» che ha preso il potere dopo il ritiro degli asburgici. L’11 ottobre 1866 entra in Cerea il primo reparto di artiglieria italico, l’arciprete filoaustriaco se ne va, lasciando il campo al «cavaliere». Bozzini scava a fondo e tratteggia il vero volto del Risorgimento, movimento politico di pochi: di agrari, bottegai, professionisti, qualche intellettuale e anche qualche canonico; sostanzialmente il suo profilo concreto fu antipopolare, militarista e anticattolico. Bozzini registra accuratamente i guasti sociali che portarono a una crescente miseria, all’immane emigrazione di quel periodo, alla soppressione degli organismi di beneficenza e di quelli socio-comunitari come le terre comunali. Lo storico e narratore veronese scrive, poi, pagine memorabili sul cosiddetto Plebiscito di adesione dei veneti al Regno d’Italia del 21 e 22 ottobre 1866. Bozzini ha il merito di consegnare al lettore un affresco che giunge fino al primo decennio del ’900, con una lingua che ha la forza e la nitidezza proprie dello scrittore autentico.

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