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Erodoto 108 – numero 34

10,00

Uno sguardo laterale su una regione complessa col dossier Friuli Venezia Giulia Anime sconfinate. Trieste, la Carnia, l’Adriatico, le tantissime lingue parlate, le piccole storie nascoste. Erodoto108 mette le mani dentro un territorio poco conosciuto, di grande varietà paesaggistica e culturale, fascino e mistero. Un viaggio tra i poeti, il cibo, il vino, le lingue.

Anno: 2022
Pagine: 112
ISBN: 9791280219398

Informazioni aggiuntive

Peso 0,2 kg
Dimensioni 19,20 × 0,8 × 27 cm

Descrizione

Uno sguardo laterale su una regione complessa col dossier Friuli Venezia Giulia “Anime sconfinate”: Trieste, la Carnia, l’Adriatico, le tantissime lingue parlate, le piccole storie nascoste, i confini che segnano un territorio al centro dell’Europa. Ma anche una Udine multiculturale e una Pordenone votata ai libri. “Erodoto108” mette le mani dentro un territorio poco conosciuto, di grande varietà paesaggistica e culturale, fascino e mistero. Un viaggio tra i poeti, il cibo, il vino, le lingue. Ma oltre al Friuli Venezia Giulia, il numero 34 racconta attraverso i suoi reportage paesi come l’Ucraina, il Marocco, il Bangladesh, il Laos e raccoglie una preziosa intervista a Paolo Muran, operatore della fotografia dei film di Gianni Celati.

 

Hanno collaborato a questo numero:
Pascal Abatiello, Giulia Barfucci,Fabio Bertino, Mauro Bonciani, Matthias Canapini, Marco Carlone, Valeria Cipolat, Susanna Cressati, Mauro Daltin, Danilo De Marco, Paola Dalle Molle, Davide Degano, Anna Dazzan, Paola Facchina, Elda Felluga, Angelo Floramo, Marco Magnone, Anna Maspero, Marina Melloni, Alessandro Mezzena Lona, Moreno Miorelli, Paolo Muran, Corrada Onorifico, Paolo Patui, Carla Reschia, Alessandro Ruzzier, Massimiliano Scudeletti, Cesare Sartori, Daniela Scapin, Giustina Selvelli, Andrea Semplici, Maria Silvano, Pietro Spirito.
La vita, nonostante la guerra
Difficile chiudere questo numero in un momento così drammatico. La guerra in Ucraina ci ha caricato di angoscia e ci ha costretto ad interrogarci su se e come volevamo affrontarla, se era giusto parlarne, schierarsi e quale posizione tenere: distanti, equidistanti, vicini, di parte, qual è il modo giusto di parlare di morti, di città distrutte, della paura dei sopravvissuti, di giornate passate nei bunker aspettando che il cielo smetta di tuonare? In redazione molti di noi hanno parenti, amici, studenti ucraini e conoscono direttamente l’angoscia della guerra. Altri hanno parenti, amici, compagni russi che vivono in Italia da anni e che subiscono al momento una sorte di caccia alle streghe per il solo fatto di condividere la cittadinanza con il popolo aggressore, al di là dei loro pensieri e punti di vista. Condanniamo tutti questa guerra e preghiamo che possa cessare al più presto: in ogni caso avrà fatto fin troppi danni. Ma una rivista come la nostra, che fa del viaggio e della conoscenza del mondo la sua ragione di esistere, come può continuare in questo momento ad uscire raccontando posti lontani, altri incontri, altre storie? Ha ancora senso? Giugno 2014. A Hebron vengono rapiti tre ragazzi israeliani che poi saranno ritrovati uccisi diciotto giorni dopo. In quel lasso di tempo la tensione nei territori palestinesi salì alle stelle, la notte i soldati israeliani entravano in tutte le case per cercare i ragazzi, ci scapparono dei morti. Ero a lavorare a Ramallah in quei giorni e un pomeriggio ci fu un funerale che ben presto si trasformò in manifestazione, con la rabbia repressa per troppi giorni che esplodeva tutta insieme. Io ero chiusa nel mio albergo ma sentivo i rumori in lontananza. Una volta tornato il silenzio sono uscita e in quell’atmosfera irreale del dopo manifestazioni violente (chissà se in qualche lingua esiste una parola che descrive esattamente quel tipo di atmosfera) mi sono incamminata per la città fino ad arrivare ad un parco giochi. Con mia grande sorpresa era pieno di bambini che giocavano felici, in quell’angolo di città dove poche ore prima era scesa in piazza la rabbia la normalità aveva ripreso il sopravvento, la vita era tornata più forte della morte. Quell’immagine mi ha colpito tantissimo e me la tengo ancora nel cuore. La vita nonostante tutto. Nonostante il dolore, l’angoscia, la rabbia, la morte. La vita va avanti, ritagliandosi momenti di serenità o forse semplicemente di pausa dall’orrore. Mi vengono in mente i bambini che giocano in questi giorni nelle metropolitane a Kyïv, il ragazzo che suona il violino in un bunker, l’ambasciatore italiano che suona il pianoforte accogliendo sfollati nell’ambasciata di Kyïv. Che senso ha dunque continuare a parlare di viaggi e di terre altre in questo momento? Ha il senso di questa vita che va avanti, ha il senso dello scegliere di guardare oltre, di raccontare luoghi e persone che possono essere vicine o lontane da noi, ma che in ogni caso vale la pena conoscere, perché possono insegnarci o regalarci qualcosa. Allargare il nostro sguardo sempre, anche nei momenti più bui, perché solo così combattiamo l’odio e la voglia di distruzione. Questo numero ha un dossier che parla ancora d’Italia, raccontiamo il Friuli Venezia Giulia, il titolo, Anime sconfinate, è riferito a questa terra antica ma richiama forse anche come ci sentiamo noi, anime che vagano oltre i confini per raggiungere tutte le parti di un mondo che temiamo si stia restringendo sempre di più. Raccontiamo qui anche altri luoghi lontani (Laos, Marocco) con lo sguardo curioso che vogliamo continuare a mantenere in ogni situazione, in ogni momento. Nonostante tutto.
Letizia Sgalambro

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