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1992-2022 // I buchi neri di Sarajevo

Benvenuti al secondo appuntamento con #5aprile1992, un ciclo di approfondimenti con cui Bottega Errante vuole ricordare l’assedio di Sarajevo e il suo inizio.

Quest’oggi vi proponiamo I buchi neri di Sarajevo di Božidar Stanišić, scrittore bosniaco che da trent’anni vive in Italia e che proprio qui lavora incessantemente per la promozione e conoscenza della letteratura di area jugoslava.

“I buchi neri di Sarajevo” è una raccolta di racconti pubblicata in italiano nel 1993 da MGS Press nella traduzione di Alice Parmeggiani e Rosalba Molesi e con il coordinamento di Ljiljana Avirović. BEE ha riportato in libreria la raccolta nel 2016, terzo titolo di quello che era ancora un progetto editoriale agli albori.

A distanza di qualche anno siamo ancora convinti che questo libro sia una testimonianza rara dell’esperienza della guerra in Bosnia ed Erzegovina e dell’assedio della sua capitale vista con gli occhi di chi è rimasto e di chi è fuggito.

Per entrare tra le pagine di questo libro vi proponiamo un breve intervento dello scrittore in occasione del 25° anniversario della fine dell’assedio: parole di grande attualità considerati i tempi che stiamo vivendo e le vicende belliche che ci riguardano.

A seguire vi proponiamo la lettura del raccontoNeve in piazza San Marco” contenuto nella raccolta di “I buchi neri di Sarajevo”.

Per concludere la voce dell’attrice Aida Talliente che lesse il racconto “Il complice” nei giorni del primo lockdown quando la lettura si rivelò un’ancora alla quale aggrapparsi per mantenere lucidità e speranza.

Vi diamo appuntamento a giovedì con #5aprile1992, buona lettura e buon ascolto!

 


"Quando nel ‘92 Božidar Stanišić – bosniaco di cultura serba sposato a una bosniaca di famiglia croata – comparve sulla porta di casa mia, non capii subito di trovarmi di fronte a un déja vu. Non mi resi conto che egli arrivava impaurito, incredulo e spaesato esattamente come migliaia di profughi istro-dalmati quarant’anni prima di lui. Quel professore di lettere mite e silenzioso rappresentava la stessa tragedia e anche la stessa indecorosa mascherata".
Paolo Rumiz

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